Il sorriso di Hiroshima
Datemi il bambino,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
anche se avesse
il viso
di belva.
Non importa cosa sia diventato,
datemi il bambino.
Non importa,
non importa come sia,
datemi il bambino:
se non si può per tutta la vita,
per questa abietta miserevole vita
così breve anche se durasse una eternità,
datemi il bambino almeno per un giorno,
per un giorno solo,
tanto che egli possa venire
verso di me come sempre veniva,
con le braccine tese che mi cercano,
coi ditini pallidi, di petali.
Dovesse avere
il viso di belva
datemi il bambino.
Gli andrò incontro
E mi sorriderà… Sí, mi sorriderà,
e io gli spalancherò la porta
e non importa,
se dovesse avere un altro viso.
Datemi il bambino,
non importa, vi dico, come sia,
datemi il mio bambino,
ma non le sue ceneri;
datemi il bambino,
no, non come sabbia.
Può darsi, lo so,
che abbia un altro viso,
ma quando piangerà
oh, io lo riconoscerò
e perché piú non pianga
spegnerò la luna:
col buio il suo viso non si vedrà piú.
Oh, se dovesse sorridermi
Se appena appena dovesse sorridermi
diventerebbe il mio pianto
un cielo stellato.
Ma non datemi il cielo senza di lui,
l’azzurro cielo d’acciaio inclemente.
Datemi il mio bambino…
Senza di lui le stelle sono sabbia,
le stelle sono cenere:
senza di lui le stelle sono sabbia,
un’ingannevole polvere
che da migliaia d’anni avanza
senza alcun senso…
dal sacco sfilacciato del caos…
Datemi il bambino
e non importa,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
qualunque viso dovesse ora avere…
Ci sono ancora i suoi vestitini
nell’armadio…
Si sono raccorciati…
Eugen Jebeleanu
Ascoltai la prima volta questa poesia dalla viva voce della prof di italiano del primo superiore, Vittoria Di G. e, in quell' occasione colsi la portata del l' indicibile crimine compiuto in un istante.
Rifletto su un' assurda beffarda coincidenza: il nome del cacciabombardiere, Enola Gay, la madre del pilota; Little boy, il nome della bomba all' uranio sganciata su Hiroshima.
Ttali nomi vertono su affetti familiari, quelli su cui si accanì la folle furia distruttiva...
Non ci sono ulteriori parole.
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giovedì 5 agosto 2010
6 agosto ore 8.15, 1945
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mercoledì 4 agosto 2010
Notte stellata - Ascoltando Van Gogh
Ho composto questo dipinto nel 1889, mentre ero ricoverato nell' ospedale di Saint-Rémy. Lo chiamo ospedale, in realtà era una casa di cura, meglio ancora, un manicomio.
... Mi hanno sempre definito e considerato un pazzo.
Ma se essere pieni di ardore, di passionalità, di sentimenti puri e intensi vuol dire pazzia, ebbene sì, sono fiero di definirmi tale anche oggi che le mie opere fanno bella mostra nei musei più famosi!
Vedo che la satmpa di questo dipinto è diffusissima, è persino assunto come avatar nei profili personali dei weblog.
La cosa mi lusinga non poco, spero solo di non essere diventato un luogo comune ...
Ma dimmi un po': lo avrai capito che la "Notte stellata" l' ho tatuata di tutto il mio essere ...
Dopo aver contemplato a lungo quel cielo di prima estate, ed essermi ritirato nella stanza, mi sono messo all' opera concitatamente carico di pathos.
In quel cielo e in quella terra ho letteralmente rovesciato me stesso, con immediatezza e ardore; avevo bisogno di alleggerire la tensione che prepotente e impietosa mi pulsava dentro.
Andavo alla ricerca si qualcosa che neppure io sapevo definire, qualcosa di irrgiungibile, smisuratamente più grande di me.
Così ho fatto arte, quasi senza accorgermene...
Ho capito ... Sei catturata da quelle inquiete e nere lingue di fuoco tese verso il cielo quasi a lambirlo ... Anche a me sono tanto cari gli alberi, soprattutto i cipressi svettanti verso l' alto,obelischi palpitanti che condividono con me il supremo anelito verso quella vetta irraggiungibile; quel cipresso è il mediatore tra cielo e terra.
E' saldo: incarnato e situato, ma si spinge lassù ... quella è la sua meta. Lui solo condivide con me questa tensione.
Ora guardala bene quella volta celeste ...
No, non soffermarti sui colori che pur' io amo moltissimo; cerca di andare oltre, cerca di penetrare l' essenza che questi colori esprimono e comunicano: mi piace troppo essere compreso...
Quel cielo ha una vitalità fantastica; astri, galassie, nuvole: tutto è stupendamente vivo;tutto si muove in perfetta armonia e serena letizia, in una circolarità eterna, senza principio e senza fine: a quella realtà aspiro...
La tranquillità soporosa della terra, quella la sento indifferente, estranea, lontana, sorda, spesso ostile...
... Mi hanno sempre definito e considerato un pazzo.
Ma se essere pieni di ardore, di passionalità, di sentimenti puri e intensi vuol dire pazzia, ebbene sì, sono fiero di definirmi tale anche oggi che le mie opere fanno bella mostra nei musei più famosi!
Vedo che la satmpa di questo dipinto è diffusissima, è persino assunto come avatar nei profili personali dei weblog.
La cosa mi lusinga non poco, spero solo di non essere diventato un luogo comune ...
Ma dimmi un po': lo avrai capito che la "Notte stellata" l' ho tatuata di tutto il mio essere ...
Dopo aver contemplato a lungo quel cielo di prima estate, ed essermi ritirato nella stanza, mi sono messo all' opera concitatamente carico di pathos.
In quel cielo e in quella terra ho letteralmente rovesciato me stesso, con immediatezza e ardore; avevo bisogno di alleggerire la tensione che prepotente e impietosa mi pulsava dentro.
Andavo alla ricerca si qualcosa che neppure io sapevo definire, qualcosa di irrgiungibile, smisuratamente più grande di me.
Così ho fatto arte, quasi senza accorgermene...
Ho capito ... Sei catturata da quelle inquiete e nere lingue di fuoco tese verso il cielo quasi a lambirlo ... Anche a me sono tanto cari gli alberi, soprattutto i cipressi svettanti verso l' alto,obelischi palpitanti che condividono con me il supremo anelito verso quella vetta irraggiungibile; quel cipresso è il mediatore tra cielo e terra.
E' saldo: incarnato e situato, ma si spinge lassù ... quella è la sua meta. Lui solo condivide con me questa tensione.
Ora guardala bene quella volta celeste ...
No, non soffermarti sui colori che pur' io amo moltissimo; cerca di andare oltre, cerca di penetrare l' essenza che questi colori esprimono e comunicano: mi piace troppo essere compreso...
Quel cielo ha una vitalità fantastica; astri, galassie, nuvole: tutto è stupendamente vivo;tutto si muove in perfetta armonia e serena letizia, in una circolarità eterna, senza principio e senza fine: a quella realtà aspiro...
La tranquillità soporosa della terra, quella la sento indifferente, estranea, lontana, sorda, spesso ostile...
E' una simulazione, una sorta di gioco di ruolo: entro nel personaggio e lo interpreto, senza trascurare gli elementi oggettivi di studio.Il role playing, affiancando le metodiche tradizionali, può diventare una forma di costruzione attiva e motivante del sapere ; acquistare una valenza formativa non indifferente in una simulazione di gruppo, in cui la persona mette in gioco conoscenze ed emozioni, scoprendo e facendo scoprire parti del sé di cui molto spesso non è nemmeno consapevole. Ho scritto questa riflessione qualche anno fa in un blog condiviso; la riporto quale integrazione del mio post precedente.
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Arte
martedì 3 agosto 2010
Arte, poesia ...

Non si tratta tanto di pensare, ma di pensare i propri pensieri ...
Solo un esempio, ma se ne potrebbero fare a iosa: Notte stellata di Vincent Van Gogh.
Un cielo stupendamente vivo in cui tutto si muove in perfetta armonia, in una circolarità senza principio e senza fine...
Una terra soporosa, indifferente, estranea, lontana,sorda;
Una mediazione tra cielo e terra: lingue di cipressi svettanti verso l' alto;
La composizione dunque esprime il pathos dell' artista dilaniato tra la tensione verso la perfetta letizia e l' essere incarnato e situato in un mondo vissuto come indifferente se non ostile.
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Arte
domenica 25 luglio 2010
Dello stupore
René Descartes - ritratto di Franz Hals
Jean Domat - ritratto di Blaise Pascal (non mi è consentito linkare l' immagine)
Il ritratto, evocatore di interiorità: Cartesio, museo del Louvre e Pascal uscito dalla matita di Domat, per ornare un volume della sua biblioteca.
Entrambi, pupille dilatate: segno dello stupore, della meraviglia; la molla che spinge a indagare, approfondire, scavare tra le pieghe dell' ignoto. Per vie diverse, entrambi convinti che l' amirazione sia quell' apertura piena di interesse verso quel tratto di realtà che ha cominciato ad abitare dentro la nostra persona.
Nel ritratto i due pensatori esprimono attraverso il loro sguardo, l' iniziale distacco, che non è assolutamente indifferenza, ma quel quid di meraviglia che è il primo passo verso la scoperta, la ricerca, senza il quale non si innescano gli ulteriori processi conoscitivi.
L' ammirazione è dunque la prima forma di conoscenza, il primo elemento di interazione tra me e l' altro da me, qualunque sia l' entità di questo altro.
E' un' angolazione di lettura che conferma quanto un educatore ha sempre constatato: prescindendo da questo momento di attivazione emotiva, non ci sarà apprendimento, ma solo imparaticcio destinato all' oblio.
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pedagogia e didattica,
riflessioni
venerdì 25 giugno 2010
24 giugno: i campioni del mondo a casa :(
Non sono una grande intenditrice, ma la partita degli azzurri non mi è sembrata degna di un torneo così importante ... Pazienza ... Addio vuvuzelas ... Non resta che tornare a casa ... mogi mogi ... a meditare, si spera...
Il Commissario tecnico dice in conferenza che se ne assume tutta la responsabilità: e questo mi piace, anche se l' aggettivo "tutta" lo trovo eccessivo. In una gestione di interazioni è meglio parlare di corresponsabilità. inoltre mi sembra una strategia vincente per non affrontare e riconoscere i propri errori, un modo infantile di gettare, come si suol dire dalle mie parti, le mani davanti.
Poi aggiunge ma parafraso in quanto non ricordo la frase testuale: aggiunge, per l' appunto, di non aver formato psicologicamente la squadra.
Uhummm ... questo mi ha convinto ancora meno: parliamo di professionisti di serie A selezionati per i mondiali! Non stiamo a parlare dei pulcini ...
Ma qual è la responsabilità di un allenatore di quei livelli? La formazione psicologica o la selezione dei talenti?(Ma ci sono i talenti? Oppure questo insuccesso clamoroso è la punta dell' iceberg della decadenza generale che il nostro paese vive su tutti i fronti?) Io credo, con tutti i benefici del dubbio, che una volta scelte responsabilmente le persone, il gioco è fatto almeno in prima parte. La compattazione della squadra la fanno i giocatori stessi i quali sanno benissimo quale responsabilità si stanno assumendo.
La seconda parte la si gioca sul campo in tutti i sensi: chi si ha di fronte lo si percepisce nei primi 15 minuti di gioco, e allora entra in ballo un' altra qualità: la flessibilità...i giocatori devono ridefinire e reinterpretare i loro ruoli. L' allenatore che supervede, deve fare altrettanto modificando immediatamente i palinsesti, se necessario.
Karl Popper diceva che il medico deve cambiare terapia se si accorge di un suo errore, perchè la cosa da salvaguardare è la vita del paziente, non la sua congettura.
Ogni teoria è tale se falsificabile di principio, altrimenti non è una teoria, ma una verità dogmatica ..
La falsificabilità di ciò che è apparentemente inappuntabile, non deve mai venir meno: è la lezione di umiltà che molti grandi ci hanno dato: far morire la teoria piuttosto che "il paziente". So che non è cosa semplice, ma deve quantomeno trasparire come atteggiamento...
La mia è una riflessione puramente pedagogica ...
Il Commissario tecnico dice in conferenza che se ne assume tutta la responsabilità: e questo mi piace, anche se l' aggettivo "tutta" lo trovo eccessivo. In una gestione di interazioni è meglio parlare di corresponsabilità. inoltre mi sembra una strategia vincente per non affrontare e riconoscere i propri errori, un modo infantile di gettare, come si suol dire dalle mie parti, le mani davanti.
Poi aggiunge ma parafraso in quanto non ricordo la frase testuale: aggiunge, per l' appunto, di non aver formato psicologicamente la squadra.
Uhummm ... questo mi ha convinto ancora meno: parliamo di professionisti di serie A selezionati per i mondiali! Non stiamo a parlare dei pulcini ...
Ma qual è la responsabilità di un allenatore di quei livelli? La formazione psicologica o la selezione dei talenti?(Ma ci sono i talenti? Oppure questo insuccesso clamoroso è la punta dell' iceberg della decadenza generale che il nostro paese vive su tutti i fronti?) Io credo, con tutti i benefici del dubbio, che una volta scelte responsabilmente le persone, il gioco è fatto almeno in prima parte. La compattazione della squadra la fanno i giocatori stessi i quali sanno benissimo quale responsabilità si stanno assumendo.
La seconda parte la si gioca sul campo in tutti i sensi: chi si ha di fronte lo si percepisce nei primi 15 minuti di gioco, e allora entra in ballo un' altra qualità: la flessibilità...i giocatori devono ridefinire e reinterpretare i loro ruoli. L' allenatore che supervede, deve fare altrettanto modificando immediatamente i palinsesti, se necessario.
Karl Popper diceva che il medico deve cambiare terapia se si accorge di un suo errore, perchè la cosa da salvaguardare è la vita del paziente, non la sua congettura.
Ogni teoria è tale se falsificabile di principio, altrimenti non è una teoria, ma una verità dogmatica ..
La falsificabilità di ciò che è apparentemente inappuntabile, non deve mai venir meno: è la lezione di umiltà che molti grandi ci hanno dato: far morire la teoria piuttosto che "il paziente". So che non è cosa semplice, ma deve quantomeno trasparire come atteggiamento...
La mia è una riflessione puramente pedagogica ...
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venerdì 11 giugno 2010
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