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giovedì 5 agosto 2010

6 agosto ore 8.15, 1945

Il sorriso di Hiroshima

Datemi il bambino,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
anche se avesse
il viso
di belva.
Non importa cosa sia diventato,
datemi il bambino.
Non importa,
non importa come sia,
datemi il bambino:
se non si può per tutta la vita,
per questa abietta miserevole vita
così breve anche se durasse una eternità,
datemi il bambino almeno per un giorno,
per un giorno solo,
tanto che egli possa venire
verso di me come sempre veniva,
con le braccine tese che mi cercano,
coi ditini pallidi, di petali.
Dovesse avere
il viso di belva
datemi il bambino.
Gli andrò incontro
E mi sorriderà… Sí, mi sorriderà,
e io gli spalancherò la porta
e non importa,
se dovesse avere un altro viso.
Datemi il bambino,
non importa, vi dico, come sia,
datemi il mio bambino,
ma non le sue ceneri;
datemi il bambino,
no, non come sabbia.

Può darsi, lo so,
che abbia un altro viso,
ma quando piangerà
oh, io lo riconoscerò
e perché piú non pianga
spegnerò la luna:
col buio il suo viso non si vedrà piú.

Oh, se dovesse sorridermi
Se appena appena dovesse sorridermi
diventerebbe il mio pianto
un cielo stellato.
Ma non datemi il cielo senza di lui,
l’azzurro cielo d’acciaio inclemente.

Datemi il mio bambino…
Senza di lui le stelle sono sabbia,
le stelle sono cenere:
senza di lui le stelle sono sabbia,
un’ingannevole polvere
che da migliaia d’anni avanza
senza alcun senso…
dal sacco sfilacciato del caos…
Datemi il bambino
e non importa,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
qualunque viso dovesse ora avere…
Ci sono ancora i suoi vestitini
nell’armadio…
Si sono raccorciati…

Eugen Jebeleanu


Ascoltai la prima volta questa poesia dalla viva voce della prof di italiano del primo superiore, Vittoria Di G. e, in quell' occasione colsi la portata del l' indicibile crimine compiuto in un istante.

Rifletto su un' assurda beffarda coincidenza: il nome del cacciabombardiere, Enola Gay, la madre del pilota; Little boy, il nome della bomba all' uranio sganciata su Hiroshima.

Ttali nomi vertono su affetti familiari, quelli su cui si accanì la folle furia distruttiva...
Non ci sono ulteriori parole.

6 commenti:

  1. bellissima poesia, hai fatto bene a ricordarci questo dramma : (

    bello il tuo blog, c'è sempre bisogno di arte : )

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  2. Grazie per la tua presenza e per le belle parole...

    Spero di essere più presente.
    Buon fine settimana

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  3. Non è certo facile usare la poesia come voce civile. Alcuni poeti, anche grandi vi ci sono cimentati e persi. Ma questo autore rumeno usa parole che arrivano dritte in faccia. Mi ha colpito il verso ..”Ogni pezzo di terra
    nasconde una bara”...

    buon agosto, Freb.

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  4. Vero, parole molto molto incisive.

    Buon agosto anche a te e grazie del commento.

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