avviso

Alcune immagini contenute in questo blog sono state reperite dalla rete, ove non espressamente indicato il diritto di autore.
Tuttavia, se qualcuno rivendicasse diritti di proprietà, può segnalarlo al mio indirizzo e-mail: provvederei alla immediata rimozione delle immagini stesse.



sabato 16 maggio 2020

16 maggio 2020

“Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro ancora si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia.” Luis Sepulveda

A un mese dalla scomparsa voglio ricordarlo con questa frase così carica di significati aggiunti in questo tempo di pandemia.

Desidero dedicarla a tutti i miei alunni in particolare ai poco più che trentenni con i quali ho avuto la gioia di conoscerlo con la sua tenera Gabbianella.

Leggevo un mese fa che le sue ceneri sarebbero state ricondotte e disperse nel mare in Patagonia.

Grande Uomo Libero, queste note ti siano compagne.


lunedì 27 aprile 2020

Considerazioni in fase 2

Responsabilità personale. Questa è la parola d'ordine.

lievemente alleggerite le restrizioni, qualche concessione, ripresa di alcune attività lavorative, funerali.

Mi perplime l'indignazione degli alti prelati.
Nessuna violazione della libertà di culto per me.
Forse perché non sono praticante e osservante al 100%. Penso invece che l'assenza si possa religiosamente abitare; ho visto, ma non penso di essere la sola, la potenza racchiusa nel silenzio e nel vuoto.

Non posso dimenticare la benedizione urbi et orbi del 27 marzo, quell'uomo dalle bianche vesti, solo, claudicante, sotto la pioggia fitta e sottile che si avvia lungo le scale verso l'altare; in una piazza irrealmente vuota, con il peso di tutta l'umanità. Un'immagine potentissima dall'eco profonda. In quella piazza c'era raccolto il mondo intero seppur vuota. Quanta religiosità in quella solitudine.

Non posso altrettanto dimenticare l'altra solitudine, quella civile di un altro rappresentante che si avvia verso l'Altare della Patria a rendere omaggio agli iniziatori del lungo processo di Liberazione cui tutti ci siamo sentiti chiamati.

Con queste divagazioni intendo affermare che ogni mancanza  può essere tranquillamente essere vissuta come un'opportunità, come un' occasione di incontro in altra dimensione, come una comunione complementare a quella della fisicità.

Il funerale sì le messe no. Non è contrddittorio secondo me.
Il funerale è un rituale profondo che scandisce il tempo del passaggio finale. Trovo significativo che sia stato reintrodotto,  sebbene in forma restrittiva perché qualsiasi passaggio va comunitariamente abitato, a maggior ragione quello, la sintesi della vita. Esso ristabilisce legami , rinsalda gli animi pur nella sua mestizia, conforta i famigliari.... E non c'è possibilità di rinvio.


sabato 25 aprile 2020

25 aprile 2020

Per i morti della Resistenza

Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.
Giuseppe Ungaretti

giovedì 23 aprile 2020

22 aprile 2020 - giorno della Terra





Particolarrmente gradito il doodle di Google per questa ricorrenza dedicato alla laboriosa ape.

Da questo minuscolo essere dipende gran parte della vita del Pianeta.

 Il 22 marzo avrei dovuto iniziare un corso di apicultura presso il centro FAI Abruzzo per cimentarmi con le arnie nella campagna che possiedo nel mio paese di origine. Rinviato di fatto alla primavera del 2021.

Già, se abbiamo la fortuna di farla franca, quindi nella migliore delle ipotesi, questo virus ci ruba almeno un anno di vita.

mercoledì 22 aprile 2020

Essenziale? Di più!


Mi rendo conto di aver dimenticato i rossetti primaverili che avevo preparato nella scatola situata nell'apposito tiretto dell'ingresso. Un vezzo cui mai ho saputo rinunciare, sin dall'adolescenza, ultimo atto prima di ogni uscita. Mascherina e guanti hanno preso il loro posto.

Ho dimenticato i profumi; quello al papavero e agli agrumi; mi limito al deodorante e alle saponette, quelle relegate in fondo ai cassetti della biancheria, ché bagnoschiuma e sapone liquido sono finiti.

Mi appresto ai primi cambi stagionali; via i pantaloni, felpe, cardigan pesanti. Li avevo ben lavati all'inizio dell'emergenza e mai più usati, ho indossato gli indumenti più datati, due ricambi, per ogni fugace uscita strettamente necessaria. Quindi i primi capi sono già ben riposti; hanno bypassato l'ultimo inverno e l'iniziale primavera, solitamente capricciosa, ma quest'anno particolarmente soleggiata.

Mi ero dimenticata delle mie giacche da mezza stagione, dei golfini leggeri .. ecc.ecc.ecc. per teatro, concerti, aperitivi, cinema, passeggiate lungomare. Li vedo ammiccanti relegati nella loro zona .

La panificazione: quale diletto ... Miscelando le varie farine ho riassaporato un infantile piacere: la manipolazione delle materie prime. Un pugno di farina e voilà ciabatte, baguette, panini, filoncini, pani speciali, pizze, focacce, fragranze e chi ne ha più ne metta.

La pasta fresca: è stata sempre una passione, ma quando non la fai spesso, dimentichi lo spessore ideale, la proporzione giusta. Ora ho acquisito una sicurezza sufficiente affinché il raviolo non si apra in cottura, la chitarra, le fettuccine e le pappardelle modulino spessore e consistenza in base al condimento. Difficile che io mi privi più di queste gratificazioni.

E l'odiato congelatore? Quasi del tutto svuotato con futuro uso più funzionale.

Tornerà la vita ante coronavirus, per essere più apprezzata senza darla così per scontata, ma mi impegnerò a conservare ciò che per necessità ho dovuto reimparare.

martedì 31 marzo 2020

31 marzo 2020

Da poco sveglia. Il mio corpo ignora l'ora legale, tormento vissuto per anni, per tutta la vita, da quando è stata istituita. Pensavo che nel 2020 non ne avrei tanto sofferto perché comunque l'orologio avrei potuto ignorarlo, ma non avrei mai immaginato un contesto simile.

Ho sognato. Di solito non lo faccio mai. o non me ne ricordo. Chi lo sa. Lo facevo da ragazza. Sognavo le mie paure e i miei sogni.
Da tempo immemore non lo faccio più: che non abbia più sogni né paure? Tutt'altro.

Sognare è la rottura col razionale; il collegamento con la vita irrazionale, con l'inconscio, con l'iceberg che sottende il non visibile che è la nostra vita reale. Sto parafrasando la prospettiva dei discepoli di Freud; Jung in particolare.

"E' terribile non sognare; meglio fare incubi tutte le notti, che non sognare mai; significa che sei scollegato, che hai rotto il rapporto con quello che realmente sei". Sento mesi fa questa frase in un seminario spirituale che mi sorprende, che mi induce a riflettere, anche se mi dico che i guru non esistono o che è meglio non assumere in toto le affermazioni categoriche.

Ebbene, ho sognato! Mi sveglio con il sogno tra le ciglia, concluso in sé, nel suo essere episodico, ma interrotto dal mio risveglio.

Ero con i miei due figli, nel sogno sono poco più che adolescenti. Eravamo in una località di mare, di cui ero cosciente nel sogno, ma il cui ricordo è svanito nell'aprire gli occhi. Eravamo saliti sul belvedere che consisteva in un terrazzo enorme pavimentato, incastonato sulla collina con la ringhiera di ferro battuto. Quindi sotto si vedeva interamente uno strapiombo che dava sul mare; di un turchese da cartolina, col candido merletto di spuma che ornava le costa rocciosa.

Mi sporgo leggermente per godere di tanta meraviglia, ma sento il sacro e antico terrore del vuoto. Sento anche i figli:
-Mamma!- Una parola sola per dire: -Attenta!
Già perché da tempo i ruoli si interscambiano.

Li guardo, uno a destra, l'altro sulla mia sinistra; anche loro si beano del panorama, ma con prudenza. Si appoggiano alla ringhiera  col piede, flettendo il ginocchio; evitano di aderire col corpo.

Ce ne andiamo, attraversando il bianco terrazzo cosparso di acqua salmastra e di piccoli vasi rettangolari di geranei sparsi qua e là.

Cosa ho attinto dal mio inconscio? Intanto ho fissato il sogno che sarebbe svanito con la tazzina del caffé.

Sento i merli sul terrazzo che vengono a banchettare festosi mentre si industriano a nidificare. Sono disturbati solo dal rumore dei vetri rimossi dal grande furgone del riciclo. Già, oggi è martedì.