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Lo scorpioncino a destra è stato disegnato da Nicoletta Costa dalla quale ho avuto autorizzazione alla pubblicazione.


venerdì 25 giugno 2010

24 giugno: i campioni del mondo a casa :(

Non sono una grande intenditrice, ma la partita degli azzurri non mi è sembrata degna di un torneo così importante ... Pazienza ... Addio vuvuzelas ... Non resta che tornare a casa ... mogi mogi ... a meditare, si spera...

Il Commissario tecnico dice in conferenza che se ne assume tutta la responsabilità: e questo mi piace, anche se l' aggettivo "tutta" lo trovo eccessivo. In una gestione di interazioni è meglio parlare di corresponsabilità. inoltre mi sembra una strategia vincente per non affrontare e riconoscere i propri errori, un modo infantile di gettare, come si suol dire dalle mie parti, le mani davanti.

Poi aggiunge ma parafraso in quanto non ricordo la frase testuale: aggiunge, per l' appunto, di non aver formato psicologicamente la squadra.
Uhummm ... questo mi ha convinto ancora meno: parliamo di professionisti di serie A selezionati per i mondiali! Non stiamo a parlare dei pulcini ...

Ma qual è la responsabilità di un allenatore di quei livelli? La formazione psicologica o la selezione dei talenti?(Ma ci sono i talenti? Oppure questo insuccesso clamoroso è la punta dell' iceberg della decadenza generale che il nostro paese vive su tutti i fronti?) Io credo, con tutti i benefici del dubbio, che una volta scelte responsabilmente le persone, il gioco è fatto almeno in prima parte. La compattazione della squadra la fanno i giocatori stessi i quali sanno benissimo quale responsabilità si stanno assumendo.

La seconda parte la si gioca sul campo in tutti i sensi: chi si ha di fronte lo si percepisce nei primi 15 minuti di gioco, e allora entra in ballo un' altra qualità: la flessibilità...i giocatori devono ridefinire e reinterpretare i loro ruoli. L' allenatore che supervede, deve fare altrettanto modificando immediatamente i palinsesti, se necessario.

Karl Popper diceva che il medico deve cambiare terapia se si accorge di un suo errore, perchè la cosa da salvaguardare è la vita del paziente, non la sua congettura.
Ogni teoria è tale se falsificabile di principio, altrimenti non è una teoria, ma una verità dogmatica ..
La falsificabilità di ciò che è apparentemente inappuntabile, non deve mai venir meno: è la lezione di umiltà che molti grandi ci hanno dato: far morire la teoria piuttosto che "il paziente". So che non è cosa semplice, ma deve quantomeno trasparire come atteggiamento...

La mia è una riflessione puramente pedagogica ...

sabato 5 giugno 2010

L' ignavia cos' è e chi è l' ignavo ? due

Laicamente parlando, l' ignavo è il custode della sua quiete.

Nel campo del lavoro è un vero problema in quanto arreca danno ai colleghi soprattutto.
Di fronte a un' emergenza fa finta di non essersene accorto, aspetta che altri più zelanti o più coerenti si assumano anche la sua responsabilità.

La sua posizione è comoda e rende comoda anche quella dei suoi subalterni.

Anche se apparentemente pulito e indenne è dannosissimo per i suoi pari in quanto, in confronto a lui (l' ignavo) questi ultimi appaiono più cattivi, più intolleranti, in definitiva più scomodi e impopolari.
Ecco che i coerenti e i responsabili cominciano a diventare impopolari e a vedere, anche grazie a lui, lo sgretolamento di quanto hanno costruito con il duro lavoro di chi "sogna gli altri come non sono".

Altri elementi: informatissimi su tutto e su tutti, puntualissimi, ordinatissimi e ... asserviti al potere. Vorrei aggiungere altro, ma basta cosi ... ahimé ...

mercoledì 2 giugno 2010

Ciascuno cresce solo se sognato

C'è chi insegna

guidando gli altri come cavalli

passo per passo:

forse c'è chi si sente soddisfatto

così guidato.


C'è chi insegna lodando

quanto trova di buono e divertendo:

c'è pure chi si sente soddisfatto

essendo incoraggiato.


C'è pure chi educa, senza nascondere

l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni

sviluppo ma cercando

d'essere franco all'altro come a sé,

sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci

Basta una poesia per esprimere quello che un fiume di discorsi non comunicherebbe.

E noi, che educatori siamo?

Io sono soprattutto nell' ultima strofa, anche se è una posizione molto più impegnativa e scomoda.






martedì 1 giugno 2010

Il silenzio come autoformazione personale

Fine dell' anno scolastico e tempi di bilancio.

Dovrei stare a Chieti a sostenere un esame di cui ho anche frequentato le lezioni, ma no ce l' ho fatta.
Sto pensando ai miei colleghi di studio, sarei voluta andare a sentire almeno un colloquio, ma non mi è possibile perché tra poco sarò a scuola.

Non mi piace per niente non assolvere gli impegni e ancora meno constatare il tipo di causa: il coinvolgimento forte verso ciò che mi ha circondato, e l' esaurimento fisico di tutte le risorse personali.

Che fare in pratica per arginare questo effetto che va tutto a mio discapito?

Poco c' è da fare con il temperamento, con la personalità orientata alla sensibilità, all' attenzione all' altro, per gli ostacoli o per la collaborazione che riesce a procacciarti. Qualcosa posso fare per arginare le conseguenze.

E' importante che cominci a non parlarne. Il rievocare alimenta e amplifica le sensazioni a dismisura, prolungandone gli effetti in termini di tempo e di intensità.

Ecco l' importanza che il silenzio può assumere.

Ma anche il suo esercizio è frutto di costruzione e di allenamento : per cominciare, un giorno a settimana di silenzio nel quale limitarsi solo a rispondere: questo può concentrare sugli obiettivi personali da raggiungere.

La terapia del silenzio è esplicitata nel libro "Il Monaco che Vendette la sua Ferrari" attraverso una fiaba spirituale; sarà la mia prossima lettura estiva.