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Lo scorpioncino a destra è stato disegnato da Nicoletta Costa dalla quale ho avuto autorizzazione alla pubblicazione.


lunedì 30 agosto 2010

L' alterego

- Ma perché hai pianto tanto? Ti sei tormentata notte e giorno ... Guarda che occhi gonfi... Ma che razza di giornata hai trascorso?Quanto cavolo hai pianto?

- Ora sto meglio..A conclusione del viaggiodi Alessia mi sono un po' calmata ... E' che la sento contenta, a suo agio...

- Ma ti rendi conto che tua figlia sta iniziando un' esperienza favolosa di cui devi essere solo fiera?

- Ahhh ... Arieccoci con la solita solfa ... Ma ti pare che non le so ste cose? Almeno a te non dovrei spiegare nulla, non siamo forse nate insieme? Se le emozioni forti straripano nel pianto incontrollabile, ho forse colpa? Io penso col cuore, non te lo scordare, la razionalità può solo venire al seguito, spesso ansimante e grondante ...
Per favore ... La lezione no ... Ti prego...

-E vabbè, cambiamo discorso ... Tu invece, te lo sei scordato, che da quando sono venuti al mondo, hai considerato i figli adulti e armati, come Minerva? Te lo ricordi che già al ritorno dell' ospedale dovevano dormire in cameretta? Sì ...Me lo ricordo che andavi a controllare ogni quarto d' ora, che vegliavi pure sul respiro sì...Con Alessia hai un po' mollato, forse ... Sei stata diversa con ognuno di loro....Ma fondamentalmente ...

- Ma mo che c' entra? Dove vuoi arrivare? Cosa c' entra con l' Erasmus?

- C' entra, c' entra eccome ... C' è che hai voluto i figli autonomi a tutti i costi ...Andare in giro per la città con le mappe in mano a 7/8 anni, prendere le autolinee dalla seconda elementare, roba da telefono azzurro...

- Ma i figli mi hanno sempre ringraziato per questo, sempre ... E rifarei tutto uguale ...

- Bene. Ma le forme educative sono un boumerang; ritornano sempre .... Se i figli li hai ancora in casa è solo perché non hanno ancora una situazione lavorativa  da vita autonoma...Se Alessia ha fatto la domanda per l' Erasmus, in fondo è perché è più adulta di te ... ... Qui mi taccio ... Niente esempi ..Anzi no, qualcosa hai scritto tu stessa  qui ...
Sapeva cosa doveva affrontare, tranne che la mamma affranta .... ma tu dimmi ...

- Puoi concludere per favore?

- La partenza di Alessia ha coinciso con un momento di vulnerabilità già in atto, perciò ti ha fatto così male!
Ti ha risvegliato le antiche paure. Quelle questioni esistenziali profonde, fort,i le hai solo narcotizzate con gli impegni di famiglia, di lavoro, e con tutta la zavorra che volontariamente ti cerchi e accogli.
Affrontale, senti a me, non le sopire, tanto stanno lì, in agguato... Cercati un equilibrio e sii coerente con esso e, soprattotto, coltivalo l' equilibrio, ché non esistono punti di arrivo ...

PS. Il mio ex alunno Giulio G. spesso raccontava di sé nei testi scritti interloquendo con un suo amico immaginario; ho preso esempio da lui ;)
Forse è una strategia per scrivere di sé con un certo distacco, senza imbarazzo...

domenica 29 agosto 2010

Chissà se stai dormendo ...

Alessia...
Sono qui col cellulare che tace ... "Chissà se stai dormendo ... A cosa stai pensando?!"
Sì sicuramente ...il tuo treno va verso Pisa e di lì, volerai a Budapest e di lì, di nuovo verso  Szeged, (non mi piace Seghedino)... Erasmus ...Un cammino lungo lungo, iniziato alla mezzanotte ... Macché ... iniziato alla fine della sessione estiva... forse che la tua coordinatrice conoscesse la tua impavida autonomia??

Rieggo il primo messaggio arrivato stanotte al rientro dalla stazione
Tutto bene ...Mi raccomando non piangere ... Ora sto bene ... Ripenso al nostro viaggetto a "catini" (gergo 'nostro' per dire Montecatini) ... Sei la mamma migliore del mondo. Lisiuccia. Abbraccia papà

Che te lo dico a fare?! Avevo trovato una specie di  pace, avevo cercato consolazione nel gelato alla stracciatella ora mi si riscatena l' ormai familiare tsunami. Di norma preferisco la viva voce, ma stavolta ho apprezzato il tastierino  ...

Trascorre una breve notte. Alle 5.00 mi sveglio disoprassalto e mi racconti la successione regolare delle tappe del viaggio; messaggiamo ora è di nuovo silenzio ... Stai dormendo ....Ed io sono contenta .... Alla prossima ...

Vola, cuore di mamma, vola pure verso i tuoi sogni ....

"Chissa se stai dormendo..."

giovedì 19 agosto 2010

Tristezza, per favore, vai via ..


Rieccola
Ha deciso di trascorrere l' estate con me, si spera, solo l' estate ..

Antica e taciturna compagna, conosciuta prestissimo. Pare che abbia una sua propria indipendente volontà. Ciclicamente ricompare col suo piccolo bagaglio, da cui trae quel velo grigio con cui ammanta la mia vita: i miei affetti, il mio lavoro, la mia casa, la mia spiaggia, i miei libri, i miei hobbies ...


Mi impegno a sfuggirle, distolgo lo sguardo dal suo, ma immancabilmente è lì sullo sfondo: mi osserva mentre curo le piante, mentre preparo la parmigiana di melanzane, mentre nuoto, aspetta l' autobus con me, poco distante, senza essere invadente, ma non mi toglie gli occhi di dosso, entra nel negozio, conta i miei passi, ascolta il colloquio con la commessa; si allontana discreta se viene qualcuno in casa, ma poi eccola di nuovo, paziente, caparbia ...

La chiamano depressione, da giovanissima ho dovuto allontanarla farmacologicamente, anche in età matura, nei periodi critici della mia vita .. Ora aspetto che si stanchi e se ne vada altrove ..

Sono solitamente estroversa, positiva, con un lieve senso dell' umorismo che pare non disturbi chi mi è vicino, anzi ... Che sia la maschera simile a quella del clown che dispensa ilarità per mascherare la sua natura più vera?

lunedì 9 agosto 2010

X Agosto

















San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.


Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.


Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli rievoca il triste giorno dell' assassinio del padre ed associa alle sue lacrime quelle del cielo che sembra partecipe del suo dolore con le stelle cadenti.

Siamo prossimi alla notte di San Lorenzo, la notte delle stelle, attesa con lo sguardo all' insù, aspettando speranzosi una stella cadente per esprimere un desiderio.

In realtà, la nostra orbita incrocia le meteore delle Perseidi che noi chiamiamo stelle cadenti.
L'immaginario popolare considera le stelle cadenti, le lacrime effuse da San Lorenzo durante il martirio, ancora vaganti per l' Universo che eccezionalmente si posano sulla terra una volta l' anno, in occasione della ricorrenza della sua morte per esaudire i nostri desideri.

giovedì 5 agosto 2010

6 agosto ore 8.15, 1945

Il sorriso di Hiroshima

Datemi il bambino,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
anche se avesse
il viso
di belva.
Non importa cosa sia diventato,
datemi il bambino.
Non importa,
non importa come sia,
datemi il bambino:
se non si può per tutta la vita,
per questa abietta miserevole vita
così breve anche se durasse una eternità,
datemi il bambino almeno per un giorno,
per un giorno solo,
tanto che egli possa venire
verso di me come sempre veniva,
con le braccine tese che mi cercano,
coi ditini pallidi, di petali.
Dovesse avere
il viso di belva
datemi il bambino.
Gli andrò incontro
E mi sorriderà… Sí, mi sorriderà,
e io gli spalancherò la porta
e non importa,
se dovesse avere un altro viso.
Datemi il bambino,
non importa, vi dico, come sia,
datemi il mio bambino,
ma non le sue ceneri;
datemi il bambino,
no, non come sabbia.

Può darsi, lo so,
che abbia un altro viso,
ma quando piangerà
oh, io lo riconoscerò
e perché piú non pianga
spegnerò la luna:
col buio il suo viso non si vedrà piú.

Oh, se dovesse sorridermi
Se appena appena dovesse sorridermi
diventerebbe il mio pianto
un cielo stellato.
Ma non datemi il cielo senza di lui,
l’azzurro cielo d’acciaio inclemente.

Datemi il mio bambino…
Senza di lui le stelle sono sabbia,
le stelle sono cenere:
senza di lui le stelle sono sabbia,
un’ingannevole polvere
che da migliaia d’anni avanza
senza alcun senso…
dal sacco sfilacciato del caos…
Datemi il bambino
e non importa,
non importa come sia diventato.
Datemi il bambino
qualunque viso dovesse ora avere…
Ci sono ancora i suoi vestitini
nell’armadio…
Si sono raccorciati…

Eugen Jebeleanu


Ascoltai la prima volta questa poesia dalla viva voce della prof di italiano del primo superiore, Vittoria Di G. e, in quell' occasione colsi la portata del l' indicibile crimine compiuto in un istante.

Rifletto su un' assurda beffarda coincidenza: il nome del cacciabombardiere, Enola Gay, la madre del pilota; Little boy, il nome della bomba all' uranio sganciata su Hiroshima.

Ttali nomi vertono su affetti familiari, quelli su cui si accanì la folle furia distruttiva...
Non ci sono ulteriori parole.

mercoledì 4 agosto 2010

Notte stellata - Ascoltando Van Gogh

Ho composto questo dipinto nel 1889, mentre ero ricoverato nell' ospedale di Saint-Rémy. Lo chiamo ospedale, in realtà era una casa di cura, meglio ancora, un manicomio.
... Mi hanno sempre definito e considerato un pazzo.
Ma se essere pieni di ardore, di passionalità, di sentimenti puri e intensi vuol dire pazzia, ebbene sì, sono fiero di definirmi tale anche oggi che le mie opere fanno bella mostra nei musei più famosi!
Vedo che la satmpa di questo dipinto è diffusissima, è persino assunto come avatar nei profili personali dei weblog.
La cosa mi lusinga non poco, spero solo di non essere diventato un luogo comune ...
Ma dimmi un po': lo avrai capito che la "Notte stellata" l' ho tatuata di tutto il mio essere ...
Dopo aver contemplato a lungo quel cielo di prima estate, ed essermi ritirato nella stanza, mi sono messo all' opera concitatamente carico di pathos.
In quel cielo e in quella terra ho letteralmente rovesciato me stesso, con immediatezza e ardore; avevo bisogno di alleggerire la tensione che prepotente e impietosa mi pulsava dentro.
Andavo alla ricerca si qualcosa che neppure io sapevo definire, qualcosa di irrgiungibile, smisuratamente più grande di me.
Così ho fatto arte, quasi senza accorgermene...

Ho capito ... Sei catturata da quelle inquiete e nere lingue di fuoco tese verso il cielo quasi a lambirlo ... Anche a me sono tanto cari gli alberi, soprattutto i cipressi svettanti verso l' alto,obelischi palpitanti che condividono con me il supremo anelito verso quella vetta irraggiungibile; quel cipresso è il mediatore tra cielo e terra.
E' saldo: incarnato e situato, ma si spinge lassù ... quella è la sua meta. Lui solo condivide con me questa tensione.

Ora guardala bene quella volta celeste ...
No, non soffermarti sui colori che pur' io amo moltissimo; cerca di andare oltre, cerca di penetrare l' essenza che questi colori esprimono e comunicano: mi piace troppo essere compreso...

Quel cielo ha una vitalità fantastica; astri, galassie, nuvole: tutto è stupendamente vivo;tutto si muove in perfetta armonia e serena letizia, in una circolarità eterna, senza principio e senza fine: a quella realtà aspiro...
La tranquillità soporosa della terra, quella la sento indifferente, estranea, lontana, sorda, spesso ostile...

E' una simulazione, una sorta di gioco di ruolo: entro nel personaggio e lo interpreto, senza trascurare gli elementi oggettivi di studio.Il role playing, affiancando le metodiche tradizionali, può diventare una forma di costruzione attiva e motivante del sapere ; acquistare una valenza formativa non indifferente in una simulazione di gruppo, in cui la persona mette in gioco conoscenze ed emozioni, scoprendo e facendo scoprire parti del sé di cui molto spesso non è nemmeno consapevole. Ho scritto questa riflessione qualche anno fa in un blog condiviso; la riporto quale integrazione del mio post precedente.

martedì 3 agosto 2010

Arte, poesia ...


Non si tratta tanto di pensare, ma di pensare i propri pensieri ...
Solo un esempio, ma se ne potrebbero fare a iosa: Notte stellata di Vincent Van Gogh.



Un cielo stupendamente vivo in cui tutto si muove in perfetta armonia, in una circolarità senza principio e senza fine...

Una terra soporosa, indifferente, estranea, lontana,sorda;

Una mediazione tra cielo e terra: lingue di cipressi svettanti verso l' alto;

La composizione dunque esprime il pathos dell' artista dilaniato tra la tensione verso la perfetta letizia e l' essere incarnato e situato in un mondo vissuto come indifferente se non ostile.